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La febbre del gioco:
amore del rischio e disperazione

14/01/2010

Alessandria - Un solo tiro, un solo numero, un solo biglietto, un solo… questo potrebbe essere il leit motiv di quanti si affidano all’inaffidabile, alla fortuna nel gioco. “Non importa a cosa giochi, importa quanto ti fermi a giocare. Se ti fermi, perdi sempre” mi ha detto una volta un amico che di tanto in tanto fa una capatina nei casinò “è il mio vizio, ma è l’equivalente di una sbornia presa solo nelle festività, vado con una somma fissa, 3 volte l’anno, e non è mai successo che sia ritornato con una vincita. Ma mi fermo quando è il momento, così me lo posso permettere”, ha concluso con un sorrisetto.

La maggioranza di quanti si affidano al gioco, invece, non se lo possono permettere, e sebbene cerchino alibi lo sanno. Lo leggi nei loro occhi ad ogni giro in cui la sorte non li favorisce. Vi è poi una minoranza per cui vincere o perdere è irrilevante, non nel senso che non abbiano di soldi, tutt’altro. Quello di cui necessitano disperatamente però è il gioco, solo il gioco, e ne sono dipendenti. Solitamente, associamo il gioco a sfavillanti saloni di casinò, a lunghe file di slot machines, a roulettes che girano cambiando il destino di mucchi di fiches. La realtà, come sempre, è più prosaica, per ogni partita alla Goldfinger, adrenalina e ricca di colpi di scena con poste milionarie, vi sono miliardi di anonimi e banali giocatori, che abbassano una leva, o timbrano una cartellina o grattano una casella come se fossero alle catene di montaggio Ford negli anni di Charlot. Il gioco è una catena di montaggio, ed i soldi veri da lì arrivano.

Anche Alessandria non sfugge a questa logica, e giocare è facile, tremendamente  facile. Basta entrare in un bar, in un’edicola o tabaccheria, o in molte altre tipologie di esercizio commerciale, e le possibilità di gioco sono vastissime. Il gioco può essere statale, come nel caso delle varie lotterie e delle lotterie istantanee, o privato, come nel caso dei famosi video poker o delle slot machines. Esistono poi sale di scommesse e sale da gioco, aperte fino a tarda notte. Le possibilità di gioco quindi sono infinite, e questo senza prendere in considerazione il gioco non legale. Ma chi sono i giocatori, le persone che del gioco fanno un impegno quotidiano o quasi? I giocatori siamo noi, sono i nostri vicini, i nostri amici, e a volte le persone che incontriamo per strada e che evitiamo.

“Se insisti abbastanza, la maledetta ciliegia esce, e mi rifaccio della giornata di … - questa era la frase che ripeteva come una preghiera un signore sui 40. Sigaretta alla bocca, fumata nervosamente, mentre schiacciava i bottoni di un videopoker in un bar tabaccheria, e la smorfia amara ogni volta che non usciva la combinazione di tre simboli uguali, era immediatamente sostituita da un’espressione di avida attesa, ad ogni nuovo tocco sui tasti. Alla macchinetta vicina, un ragazzo giocava distratto, si vedeva che ingannava solo il tempo, aspettando qualcuno. Eppure, quando è uscita la combinazione e i gettoni sono cascati nella vaschetta, il lampo che ha avuto negli occhi non prometteva nulla di buono. Già, perché questo è all’inizio il fascino, il colpo di fortuna, e chissà… sognare è lecito, se il sogno non diventa un incubo. In una ricevitoria i discorsi erano più fluidi, molte signore, alcuni signori di mezza età o anziani, il Lotto è una religione che ha i suoi riti, e le sue tragedie. Vedere una signora vestita con abiti di poco costo, giocare 50 euro in una trentina di biglietti, e sentirla dichiarare che ci avrebbe riprovato anche l’estrazione dopo, perché andavano giocati tre volte, dà una morsa al cuore, poiché ci sono tre estrazioni alla settimana, e se si perde sempre, è l’equivalente di una pensione sociale che sfuma.

Parlando con il gestore, si viene a sapere che le giocate singole sono piccole, ma numerosissime, e che i giocatori più fedeli sono più o meno in parità. Giocando un mare di numeri, vincono spesso, ma le vincite sono piccole, poiché piccole erano le poste iniziali, e si continua così, a sognare la vincita che sistema, che mette a posto. Ho visto in una tabaccheria una ragazza, accento dell’est, giocare compulsivamente con i gratta e vinci, una decina per volta, ed ogni volta che vinceva una piccola  somma, o un nuovo biglietto, tornava al bancone e diceva “dammi uno di…. Tre di …. “ e via di seguito, elencando i nomi delle varie lotterie istantanee con la sicurezza che solo la pratica conferisce.

Alla sera, una veloce capatina in una sala di slot machine ha completato il quadro.  All’ingresso, personale in divisa, camicia bianca, gilet, gonna o pantaloni neri, badge con nome di battesimo appeso in vista, è una sala gioco importante, uno sportello di una catena multinazionale, con sedi in molte nazioni europee. Scesi nella sala, un piccolo ufficio cassa protetto da un vetro antisfondamento, accettano anche carte di credito, Appese bene in vista, le licenze comunali, gli orari di apertura e le tabelle vidimate dalla questura. L’atmosfera varia con il variare delle ore, il sorriso fisso del personale si attenua solo un poco, per sgretolarsi quando escono a turno sulla strada a fumare una sigaretta o fare una telefonata. In prima serata ci sono anziani, qualche giovane, a volte una famiglia intera, ogni 10 minuti arriva uno steward o una hostess e porta bibite, caffè, e nuove cartelle o gettoni. Tutto è veloce, efficiente, asettico, un meccanismo ben collaudato, e funziona davvero.

Se sei nel locale, quasi tutto è gratis, bibite e caffè arrivano in continuazione, con salatini e patatine, se vuoi qualcosa di più, c’è un minibar a disposizione. Una sala fumatori e schermi ovunque rendono l’ambiente confortevole, sono annunciate sorprese e serate a tema, un luogo fatto per restarci. Ma restarci vuol dire giocare ogni pochi minuti. Con il passare delle ore cambia la clientela, e cambia anche l’atmosfera, meno rilassata e più legata ad attese di vincite “di quelle con sostanza", come dice soddisfatto un ragazzo nordafricano, parlando con un vicino, mentre rievoca una vincita di qualche tempo prima. I minuti passano, i vassoi girano, l’ufficio cambia in continuazione denaro in gettoni e cartelle, poi la serata rallenta.

Forse ci si aspetta eccitazione, io non ne ho trovata. Ho visto tensione, finta indifferenza, cupidigia  quando sembrava che la fortuna si avvicinasse, rancore quando qualcuno vicino vinceva, nostalgia al ricordo di eventi passati, ed una sorta di stanca rassegnazione, come se quello fosse un posto di lavoro da cui non si poteva scappare, una sorta di dovere da compiere, ed una condanna. Anche nel gioco, lo Stato dà più sicurezza: infatti la svolta, quella grande, l’ho sentita auspicare solo con il lotto e le lotterie istantanee.

A. C.


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